Aprile 2026 si è chiuso con rialzi diffusi sui principali mercati azionari globali, invertendo la tendenza del mese precedente. La tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran ha ridotto le tensioni geopolitiche e riportato fiducia sui mercati, sostenuta anche da una stagione di trimestrali nel complesso positiva. L'attenzione degli investitori si è gradualmente spostata dai rischi geopolitici ai fondamentali economici, con il settore tecnologico a trainare il recupero.
Negli Stati Uniti il Nasdaq 100 ha guadagnato il 15,6%, l'S&P 500 il 10,4% e il Dow Jones il 7,1%, riportando tutti e tre gli indici in territorio positivo da inizio anno. In Europa il recupero è stato più contenuto: FTSE MIB +8,9%, DAX +7,1%, Euro Stoxx 50 +5,6%, CAC 40 +3,8%, SMI +2,8% e FTSE 100 +2,0%. In Asia il Nikkei ha guidato il rimbalzo con +16,1%, seguito da Hang Seng +4,0% e CSI 300 +8,0%.
Il petrolio WTI ha chiuso a 105 dollari al barile, in rialzo del 3,6% nel mese. La notizia della tregua aveva inizialmente fatto scendere le quotazioni, ma i dubbi sulla sua tenuta hanno rapidamente riassorbito quelle perdite. L'oro ha registrato una lieve flessione dell'1,1%. Sul fronte valutario il dollaro si è indebolito nel mese: il franco svizzero si è apprezzato del 2,3% contro dollaro e l'euro dell'1,5%. Bitcoin ha guadagnato il 12,1% ed Ethereum il 7,5%.
Sul fronte delle banche centrali aprile ha confermato la postura attendista già emersa a marzo, con le principali istituzioni monetarie ferme sui tassi ma con toni interni sempre più divisi. La Fed nella riunione del 29 aprile ha mantenuto i tassi invariati nel range 3,50%-3,75%, ma con una spaccatura interna insolita: un membro ha votato per un taglio immediato, mentre tre hanno chiesto un tono meno accomodante nel comunicato. Il voto di 8 a 4 rappresenta il FOMC più diviso dall'ottobre 1992. Il dato PCE di marzo ha portato l'inflazione preferita dalla Fed al 3,5% annuo, confermando quanto lo shock energetico si stia trasmettendo ai prezzi. Powell, alla sua ultima conferenza stampa da presidente, ha confermato che resterà nel comitato come governatore. Kevin Warsh è atteso alla presidenza dal 15 maggio, con la prima riunione sotto la sua guida fissata a giugno. I mercati non prezzano alcuna variazione dei tassi per il resto del 2026 e non anticipano tagli nemmeno nella prima parte del 2027.
In Europa il quadro è diverso. La BCE ha lasciato i tassi invariati al 2,00% nella riunione del 30 aprile, con decisione unanime. Lagarde ha tuttavia precisato che nella riunione si è discusso a lungo su varie opzioni, compreso un rialzo, segnalando un dibattito interno più acceso rispetto ai mesi scorsi. Il quadro macro resta difficile: l'inflazione nell'Eurozona ha raggiunto il 3% ad aprile, ai massimi da due anni e mezzo, mentre il PIL del primo trimestre ha deluso le attese. I mercati si attendono una serie di rialzi dei tassi nella seconda metà del 2026, con il primo intervento atteso già a giugno. Francoforte ha rinviato ogni indicazione più concreta alle nuove proiezioni di giugno. Anche la Bank of England ha confermato i tassi al 3,75%, in linea con le attese.
Aprile 2026 ha segnato il passaggio dal conflitto aperto a una fase di tregua fragile, senza che si intravedesse ancora una soluzione definitiva. Il presidente Trump ha annunciato l'accettazione di un cessate il fuoco di due settimane, subordinato alla riapertura dello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo dichiarato di creare una finestra per un accordo più ampio. Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 7 aprile, dopo quasi quaranta giorni di attacchi israelo-statunitensi contro l'Iran e di rappresaglie da parte di Teheran.
Sul fronte diplomatico il Pakistan ha assunto il ruolo di mediatore principale, ospitando i negoziati tra le parti. L'Iran ha presentato una proposta in due fasi: riapertura immediata dello Stretto e avvio successivo dei colloqui sul nucleare, proposta che tuttavia Trump ha giudicato non soddisfacente. Washington ha insistito su condizioni definite non negoziabili, tra cui il trasferimento fuori dall'Iran di tutto lo stock di uranio arricchito, mentre Teheran ha condizionato qualsiasi progresso alla revoca immediata del blocco navale e delle sanzioni. Trump ha prorogato la tregua per consentire ulteriori margini negoziali, ma le posizioni delle due parti restano distanti.
Lo Stretto di Hormuz rimane il nodo centrale: la sua riapertura è al tempo stesso condizione e obiettivo dei negoziati, con effetti diretti sui mercati energetici globali. Il dossier nucleare, rinviato a una seconda fase dei colloqui, continua a rappresentare la questione più complessa da risolvere.
Chiudiamo aprile 2026 con un posizionamento costruttivo. La componente azionaria è in sovrappeso, sull'oro manteniamo un leggero sovrappeso, mentre i bond restano neutrali e la liquidità è in leggero sottopeso. A livello settoriale privilegiamo Energy, Information Technology e Materials, settori che hanno beneficiato in misura diversa del contesto attuale tra la persistenza di prezzi energetici elevati e il ritorno degli investitori verso temi di crescita strutturale.
Il mese ha confermato quanto il mercato possa cambiare rapidamente, come dimostrano i movimenti del petrolio, sceso bruscamente alla notizia della tregua e risalito quasi interamente nel giro di pochi giorni. In un contesto simile la gestione tattica fa la differenza. Il nostro prodotto di asset allocation opera con segnali giornalieri che ci permettono di aumentare o ridurre l'esposizione azionaria in modo rapido, adattando il posizionamento all'evoluzione del mercato.
L'avvio di maggio si presenta ancora in un contesto incerto. La tregua regge ma i negoziati tra Washington e Teheran restano complessi, con posizioni ancora distanti sul dossier nucleare e sullo Stretto di Hormuz. La gestione attiva rimane l'approccio più appropriato per navigare una fase in cui un singolo sviluppo diplomatico può cambiare rapidamente il quadro di riferimento.
Legend
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CPI: Consumer Price Index GDP: Gross Domestic Product FOMC: Federal Open Market Commitee BOJ: Bank of Japan |
FED: Federal Reserve System EIB: European Investment Bank BOE: Bank of England SNB: Swiss National Bank |
ZEW: Zentrum für Europeische Wirtschaftsforschung (Center for European Economic Research) YoY: Year on Year MoM: Month on Month |
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